I Diavoli

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Disputa tra Angeli e diavoli

La  rappresentazione dei diavoli nella Divina Commedia

 Nella raffigurazione dei diavoli Dante utilizza elementi che risalgono a due distinte tradizioni culturali, una cristiana, l’altra pagana. La tradizione evangelica dà un certo rilievo al diavolo, angelo decaduto che tenta l’uomo e lo stesso Gesù nella speranza di poter dominare il mondo.

Nell’Inferno, sono i diavoli ad opporsi al cammino di Dante: per quanto ridotti al ruolo di ministri di Dio, essi cercano sempre di ostacolare la volontà di salvezza dell’uomo: così il nocchiero Caronte si rifiuta di traghettare Dante sul fiume; Minosse, che nel secondo cerchio assegna alle anime la destinazione, lo avverte subdolamente di non fidarsi di Virgilio; Cerbero e Pluto, custodi dei cerchi successivi, cercano di incutergli paura; Flegiàs lo accoglie minacciosamente e infine più di mille diavoli, tra cui fanno apparizione  le Erinni e Medusa, oppongono resistenza dagli spalti delle mura, impedendo la prosecuzione del viaggio.

Virgilio rintuzza la loro volontà di nuocere, presentandosi come il portavoce della volontà divina (“vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”).

I diavoli che troviamo nei cerchi degli incontinenti incarnano bene la tipologia dei vizi di cui sono custodi: figure semianimalesche ma facilmente addomesticabili dalla ragione (in figura di Virgilio), mentre alle porte della città di Dite troviamo diavoli che si barricano dentro e oppongono a Virgilio una resistenza ben più ostinata.

Le figure demoniache presenti nei cerchi dei violenti sono mostri mitologici metà uomini e metà bestie: il Minotauro, i centauri e le Arpie.

Anche quanto ai diavoli, questa zona è quella della natura stravolta, promiscua con inversione dei rapporti tra ragione e istinto.

Il  diavolo che appare nella bolgia dei fraudolenti  è quello astuto, il diavolo aristotelico che frusta o arpiona i dannati e tenta di beffare lo stesso Virgilio. Nel canto XVII viene rappresentata una scena del contrasto tra un diavolo “loico” e San Francesco  per il possesso dell’anima di Guido  da Montefeltro.

I custodi dell’ultimo cerchio non sono diavoli ma giganti, che secondo il mito abitavano la terra alle origini; essi, con la loro dismisura, rappresentano la bestialità umana.

Lucifero è colossale e orrendo, ha tre facce: vermiglia quella frontale, giallastra e nera le altre due. Tre coppie di ali da pipistrello provocano i venti che congelano il Cocito. Nella bocca centrale divora  Giuda, nelle altre due Bruto e Cassio.