anno scolastico 2003-04 -classe II CLT
Abbiategrasso
Ricerca di Vanessa Casadei e Sara Thabet
Città-Stato: CATAL HUYUK caTAL HUyUK
Urbanistica
Le abitazioni

Arte 

 

Data la frammentarietà delle informazioni e la notevole entità di spostamenti delle varie etnie, è difficile per gli archeologi e gli storici ricostruire con continuità ed esattezza la storia degli stati-cuscinetto.

 

Le difficoltà stanno anche nel dover eseguire gli scavi archeologici in zone che o sono impervie, sono in guerra o per mancanza di fondi per avviare gli scavi ma, per lo più, i ritrovamenti avvengono in modo casuale.

Nonostante queste difficoltà, in base ai ritrovamenti fino ad ora avvenuti, si è potuto ricostruire con soddisfacente precisione che nell’area medio orientale, nel neolitico, esistevano già città con villaggi satelliti.

 

Questi centri non erano isolati e non vivevano autarchicamente, anzi, recenti scoperte fanno pensare che essi siano stati in continuo contatto tra loro con scambi e commercio di mercanzie locali ed esotiche.

 

I primi stanziamenti agricoli del Levante, Mureybet in Siria, Gerico in Giordania ( tra i centri più conosciuti) risalgono a circa 9000 anni a.C. ed il grado di civiltà raggiunto è notevole.

 

 

çATAL HUyUK  

 

 

 

Posizione geografica

 

 

Planimetria del sito archeologico

 

 

 

L’importante centro neolitico di çatal Huyuk, in Anatolia, si trova nella fertile pianura di Konya, sulle rive del fiume çarsamba.

Essa si estende su due alture collinari, divisa in due da un braccio del fiume.

Le datazioni hanno permesso di stabilire che la città è esistita fra il 7200 ed il 6300 a.C. e dai ritrovamenti si può stabilire che le strutture fondamentali tipiche della società mesopotamica non differiscono da quelle di çatal Huyuk, località del VII millennio.

In ambedue i casi si trovano sepolture ricche e sepolture povere, il che attesta l’esistenza di una società non egualitaria; si trovano anche quartieri con abitazioni e quartieri dedicati al culto ed esisteva un commercio “internazionale”.

La città aveva un’economia basata sull’agricoltura che adottava sistemi d’irrigazione e praticava l’allevamento.

Possedeva armi ed un esercito, praticava la guerra, era cinta da spesse mura ed aveva opere difensive.

La struttura sociale comprendeva capi guerrieri o re, preti, cittadini, artigiani e schiavi.

 

Urbanistica

 

 

Villaggio iniziale

 

 

 

 

Mappa del livello superiore

 

Dai dodici livelli fino ad ora ritrovati, si nota una precisa volontà di seguire un “progetto” di continuità nella costruzione degli edifici ed un’omogeneità di struttura.

All’esterno la città aveva mura senza porte che la difendevano dalle inondazioni del fiume e dagli attacchi nemici.

Dietro, gruppi di case rettangolari, ciascuna con i suoi muri, ma addossate le une alle altre come le celle di un alveare, formavano grandi blocchi di abitazioni, separati tra loro da cortili di forma irregolare.

Non esistevano né strade né vicoli, si entrava nelle abitazioni attraverso i tetti, costruiti a diverse altezze per permettere alla luce di entrare attraverso piccole finestre aperte molto in alto.

Per circolare erano usati gradini e scale, una struttura sicuramente scomoda, pericolosa e poco “socializzante”.

Dalle fratture e ferite riscontrate sugli scheletri ritrovati si suppone che devono esserci state numerose liti fra vicini per il diritto di passaggio oltre a fratture causate dalle cadute da scale e tetti.

 

  Plastico della città

 

Se si considera la sola collina orientale, si può supporre che il centro abitato potesse ospitare dalle 5000 alle 7000 persone ma, se l’area edificata si estendesse anche sotto la collina occidentale, le cifre potrebbero essere molto più alte.

 

Le abitazioni

 

La camera principale di ogni abitazione era fatta di mattoni con dimensioni standard, collocati su fondamenta anch’esse di mattoni; travi orizzontali dividevano i muri in riquadri e pali di legno sostenevano le travi del tetto.

Una scala di legno o una rampa di gradini si trovava sempre contro il muro sud, quello della cucina, che disponeva di un focolare e di uno o due forni, il cui fumo usciva da un’apertura sul tetto.

Sui due lati della stanza c’erano due ripiani sollevati dal suolo: il più grande era utilizzato dalla donna ed era inquadrato da sostegni di legno, il più piccolo era riservato all’uomo.

Sotto i ripiani, che servivano per dormire o per lavorare, erano inumati i morti.

In caso di necessità altri ripiani erano destinati ai bambini o alle donne che stavano a servizio della famiglia.

Una famiglia media era formata da cinque - sette persone: una o due donne, un uomo ed i bambini.

 

 

      Struttura dell’abitazione tipo

Assonometria dell’abitazione con particolari religiosi.

 

 

Spaccato assonometrico della disposizione interna dell’abitazione

 

 

 

Particolare di un interno con divinità toro

 

Ogni costruzione era intonacata con gesso bianco che era rinnovato ogni anno.

La parte superiore del muro esterno sporgeva e grondaie di gesso, collocate sotto la sporgenza, raccoglievano l’acqua piovana e la convogliavano verso i cortili interni che servivano da servizi igienici e da scarico delle immondizie.

 

La sussistenza della città

 

Gli abitanti di ççatal Huyuk allevavano il bestiame; dalle ossa e dai tessuti di lana ritrovati si suppone che allevassero anche il montone.

La caccia non doveva essere molto praticata, anche se è predominante nelle pitture murali che, tuttavia, evocano tradizioni molto più antiche di caccia al cervo, al cinghiale ed ai bovidi.

Leopardi, onagri (tipi di asini presenti in quelle regioni), leoni e gazzelle erano cacciati per indossarne le pelli durante i riti religiosi come mostrano le pitture murali.

L’uso dei derivati del latte presuppone l’addomesticamento dei bovidi; i cani non erano mangiati in quanto messi a guardia delle greggi o delle abitazioni (pitture murali).

I resti di vegetali sono molto numerosi: depositi di differenti tipi di cereali come orzo, frumento e farro, fanno supporre tecniche di coltura già avanzate e semplici sistemi di irrigazione.

Si sono ritrovate numerose varietà di legumi e frutti.

Forte dei suoi approvvigionamenti, la città potè arricchirsi con il commercio, l’industria e forse la religione.

Il fiorente scambio commerciale fa supporre che çatal Huyuk esercitasse influenza ed egemonia su un vasto territorio che si estendeva a tutta la pianura di Konya  e forse anche ai monti vicini.

La maggiore esportazione della città furono comunque i suoi abitanti che emigravano verso le altre località ed i villaggi satelliti.

L’ipotesi più forte è che queste genti considerassero çatal Huyuk come città madre e che siano rimasti sotto il suo dominio politico e religioso.

 

Riti funerari

 

La fede in una vita futura è chiaramente dimostrata dai costumi funerari.

I morti erano sempre seppelliti sotto i ripiani all’interno delle case, e mai altrove, spesso rannicchiati e raramente distesi.

Ogni inumazione metteva in disordine le precedenti: dei primi occupanti si mettevano a posto solo i crani, senza troppi riguardi per le altre ossa.

Incendi terribili avvenuti negli strati inferiori del terreno, hanno annerito le ossa che, tuttavia, hanno fatto da schermo ai reperti sovrastanti.

Sono stati ritrovati resti di stoffe con cui si vestivano gli scheletri e fasce di tela che li avvolgevano.

Dalla buona conservazione delle stoffe si suppone che gli abitanti inumassero solo gli scheletri, e non i cadaveri dei loro defunti, in posizione anatomica.

Le sepolture più ricche si trovano nei santuari, e soltanto là.

Vicino ai resti di donne sono stati trovati specchi di ossidiana, perle di rame e anelli; vicino agli uomini belle armi e ganci di cintura in osso.

Fra le sepolture del “ceto medio” quelle delle donne presentano una gran quantità di collane di perle, anelli e monili da braccio, da polso e da caviglia.

Alcune donne sono state inumate con i loro bambini, ma, di consuetudine, le inumazioni erano individuali.

Non c’erano vasi vicino ai defunti, ma, al loro posto si sono trovati cesti e recipienti di legno dalle forme più varie, vassoi, tazze ovali e rotonde, piatti, portauova e cofani con coperchio applicato.   

 

 

 

Sezione dell’abitazione tipo con fossa sottostante.

 

Arte

 

Nelle grotte di Kara’In, d’Okuzlu’In e sotto il riparo roccioso di Beldibi, sono state ritrovate suppellettili, incisioni e pitture murali che possono forse dare la chiave dell’ascendenza paleolitica dell’arte di çatal Huyuk.

L’abbandono delle caverne di questa regione può forse essere messo in relazione con l’arrivo dei primi occupanti della città.

 

 

La caccia: pittura primitiva rinvenuta nelle grotte ( 5600-5500 a.C.).

 

Le forme d’arte a noi pervenute sono i reperti rinvenuti vicino ai defunti, le decorazioni dei santuari e delle abitazioni private.

Santuari ed abitazioni si differenziano tra loro solo per gli oggetti e gli ornamenti che contengono: statue di culto, stalattiti, sedili ornati di corna.

La decorazione è suddivisa in tre forme diverse: le pitture murali, i rilievi e le figure dai semplici contorni incise nel gesso.

Le pitture murali avevano uno scopo ben determinato e erano ricoperte con un intonaco uniforme di gesso durante i lavori annuali.

A differenza delle pitture, i rilievi in gesso erano permanenti e presentavano un numero limitato di soggetti che si ripetevano sempre, questi erano ridipinti più volte.

La figura principale era una dea nella posizione di partoriente, due grandi dee sono rappresentate nell’atto di dare alla luce una testa di toro ed una di montone.

In un altro santuario due immense figure femminili appaiate incarnano l’idea della vergine e della madre dove, la seconda dà alla luce un’enorme testa di toro.

In numerosi santuari si vedono numerose teste di toro sovrapposte, di solito con corna vere, talvolta modellate in argilla o gesso.

E’ quasi certo che il toro rappresenti l’elemento maschile che non è mai rappresentato con forme umane.

I santuari così decorati servivano probabilmente all’istruzione dei fedeli per quello che riguardava il ciclo rituale della nascita, della morte, i miti ed i simboli del culto.

La stessa iconografia religiosa si trova nelle statuette di culto che rappresentano gli dei della città; sono molto piccole ed il materiale usato è comunemente la pietra, raramente la terracotta.

Le numerose statuette in pietra rinvenute hanno corpi appena abbozzati, i visi emergono nei tratti salienti degli occhi e soprattutto del naso: è una scultura cruda, possente, che può senza dubbio definirsi astratta.

Notevoli sono le pitture murali, le prime che si conoscano a memoria d’uomo: emerge tra loro una scena di danza eseguita da uomini con pelli di leopardo, ricca di profondo significato religioso.

 

   
Statuine in argilla

 

    

 

Vaso neolitico                      Oggetto in osso

 

Dea seduta sul trono: legata al culto della fecondità la statuetta raffigura la dea sostenuta da due felini la dea mette al mondo un bimbo.

1)Statuetta in terracotta rinvenuta nel livello II (5400-5220 a .C circa)

2) graffito

 

Statuetta con tre donne: Quella in primo piano tiene fra le braccia un bambino.

 

 

 

Figura rupestre con danzatore e leopardo

  

Figura rupestre                                            Figura rupestre con motivi geometrici.

 

    

Figure rupestri con motivi geometrici

 

 

Punte di lancia in ossidiana